Il vinile da collezione. Non chiamatelo ritorno

24 Marzo 2020
Il vinile da collezione. Non chiamatelo ritorno
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Si parla molto di presunto ritorno del vinile. La realtà è che il disco in vinile c’è sempre stato per gli appassionati e chi possiede una collezione di LP acquistati nel passato li conserva gelosamente, li ascolta e per la gioia dei discografici continua ancora a comprarli. Ecco una rassegna di alcune delle ripubblicazioni su vinile di maggior interesse per gli appassionati

Le ultime, importanti, riedizioni del catalogo Beatles riguardano gli album “Sgt. Pepper’s Lonely HeartsClub Band”, “The White Album” e “Abbey Road” remixati da Giles Martin.

Certo i dati di vendita ci dicono che negli ultimi anni gli LP hanno pian piano rosicchiato il mercato del disco ai CD, raggiungendo numeri che non si vedevano da decenni. Rispetto al digitale si parla di un 10% circa del mercato globale della musica, l’aspetto interessante di questa tendenza è che gli acquirenti non sono solo il pubblico adulto cresciuto proprio con il disco in vinile ma anche le nuove generazioni, sempre più attratte dal fascino del 33 giri. Più che per moda il vinile attrae per altri motivi, prima di tutto il suono dell’analogico, che rima-ne un punto di riferimento per gli audiofili, ma anche il piacere di collezionare un oggetto sempre molto curato e ricco rispetto al plasticoso CD o all’immaterialità della musica liquida. Ovviamente non si può negare che l’industria discografica abbia speculato su questa “rinascita del vinile” offrendo in molti casi ristampe di scarso valore tecnico, una pessima abitudine che proliferava negli anni Novanta quando l’LP era percepito dal mercato come una sorta di gadget per i fan di tanti artisti. Di fatto i vinili erano in gran parte prodotti sul-la base degli stessi master dei relativi CD, senza un mastering ad hoc per il formato, un processo tecnico sicuramente più costoso ma seguito per fortuna dalle Label specializzate in ristampe audiophile. Quello del mastering è certamente uno degli argomenti più importanti su cui discutere, perchè bisogna tener conto sia delle aspettative dei fanatici di Hi-Fi e – allo stesso tempo – rispettare l’aspetto filologico dei nuovi remix digitali, a volte aspramente contestati degli appassionati più conservatori. Quest’ultimo è un tema molto importante perchè entra in una materia molto delicata che riguarda le scelte originali di artisti immortali, di album entrati nella storia della musica che vengono manipolati digitalmente per le nuove release di tutti i formati, comprese quelle su LP.

In foto, Miles Showell Mastering Engineering degli Abbey Roads Studios.

La storia degli ultimi dieci anni è ricca di infinite discussioni su come sono state riproposte sul piano tecnico le discografie di artisti iconici come The Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, The Doors, Genesis, King Crimson, David Bowie, Led Zeppelin, Bruce Springsteen, Neil Young, Dire Straits, Police, Eagles, ma anche di artisti italiani fonda-mentali come Battisti, De Andrè, Dalla, Battiato PFM, Banco, ecc.. UN CENTRO PER APPLE!
Sui Beatles il lavoro fatto dalla Apple ha davvero messo d’accordo tutti, perchè ha fatto riscoprire il repertorio dei “Fab Four” – rimasterizzato agli Abbey Roads nel 2009 dai nastri originali per il box in CD e poi nel 2012 per quello in vinile – con un suo-no davvero strepitoso. “The Beatles Stereo Boxset” con tutta la discografia completa degli album in vinile (corredato di un fantastico libro di 252 pagine in una confezione Super Deluxe) rimane uno degli esempi in assoluto migliori su come deve essere prodotta una ristampa di grande qualità sotto ogni aspetto, dal suono al rispetto delle grafiche di copertina. Probabilmente il boxset migliore mai realizzato! Parallelamente sono stati rimasterizzati e riproposti su vinile anche gli album solisti di John Lennon (box set di 9 LP) e George Harrison (boxset di 18 LP) mentre non è mai stato pubblicato un box con-tenente la discografia completa su vinile di Paul McCartney (sebbene l’intera discografia sia da solista che con i Wings è stata ristampata/rimasterizzata per il vinile), mentre per Ringo Starr esistono solo alcune ristampe su LP. Le ultime, importanti riedizioni del catalogo Beatles riguardano gli album “Sgt. Pepper’s Lonely HeartsClub Band”, The White Album” e “Abbey Road” remixati da Giles Martin, figlio del com-pianto George Martin. E quando si parla di album “remixati” si torna al discorso fatto all’inizio in merito all’aspetto filologico di queste manipolazioni dei mix originali. Gi-les Martin iniziò a lavorare ai nastri originali su 4 tracce dei Beatles nel 2006 all’epoca della pubblicazione della colonna sonora dello spettacolo “Love” del Cirque Du Soleil, il cui soundtrack venne remixato in surround 5.1 che fece scoprire al mondo che le registrazioni dei Beatles avevano un potenziale tecnico fino ad allora inespresso. Ovviamente non tutti i fan hanno gradito che si mettesse mano ai nastri originali e soprattutto che si cambiassero i mix dell’e-poca. Fatto sta che grazie al lavoro fatto da Martin oggi è possibile riascoltare questi capolavori di creatività con una qualità impressionante rispetto ad esempio le versioni CD stampate negli anni Ottanta. Al momento non sappiamo quale album verrà rielaborato in futuro (forse “Let It Be”…), di certo poter ascoltare questi album sia su LP che su Blu-ray Audio regala a tutti gli appassionati di musica un’esperienza sensoriale davvero unica.

QUALCHE PERPLESSITÀ PER I PINK FLOYD?

“The Division Bell” dei Pink Floyd ha goduto di un bellissimo box con doppio LP, Blu-ray Audio e confezione Deluxe.

Altra band di culto che ha riproposto su vinile tutto il catalogo sono i Pink Floyd che a partire dal 2011 hanno rilasciato su LP le ristampe di album iconici come “The Dark Side Of The Moon”, “Wish You WHere Here” e “The Wall”, un lavoro imponente basato sui remaster curati da James Guthrie, Joel Plante e Bernie Grundman. A differenza dei Beatles che hanno messo d’accordo un po’ tutti sul-le ultime ristampe, i Pink Floyd hanno in-vece suscitato qualche perplessità sulla qualità dei remaster, giudicati in alcuni popolari forum un po’ “asettici”. È possibile che una band di tale importanza rilasci album super famosi rimasterizzati con un suono poco convincente? Beh tutto è possibile ma personalmente non ritengo affatto asettico il lavoro fatto sui loro album. Certamente si è cercato di mante-nere le sonorità dell’epoca rispolverando i nastri originali, ma senza incorrere nel sensazionalismo, senza farsi prendere la mano dal “pompaggio” digitale. Una scelta equilibrata che proprio sul vinile può essere maggiormente apprezzata. “The Wall” è un album inciso in modo strepitoso, grazie anche a Doug Sax, all’ingegnere del suono della prima versione. Purtroppo nessuno in seguito è riuscito ad eguagliarne le sonorità, a parte l’ormai ricercatissima e costosissima versione Original Master Recordings (che uscì anche su doppio CD oro).

Edizioni in vinile su 4 LP anche per il concerto di Gilmour “Live at Pompei” del 2016: packaging curato eun bel libro fotografico.

A causa forse dei noti dissapori tra Roger Waters e David Gilmor la Warner Music che gestisce l’intero catalogo non è mai riuscita a pubblicare un box set che comprendesse l’intera discografia su vinile, operazione fatta già più volte per le versioni CD. L’ultima – che si chiama “Discovery” – in effetti poteva essere pubblicata anche in un mega box da 18 LP o al limite dividerla in due parti, invece tutti gli album sono stati pubblicati singolarmente aggiungendo – sempre su LP – anche le antologie e l’album live “Pulse”. Nemmeno la versione Immersion box set di “Animals” ha mai visto luce, idem per le edizioni SACD 5.1 di “The Wall” e di “Animals”. Invece un album controverso come “The Division Bell” ha goduto di un bellissimo box con doppio LP, Blu-ray Audio e confezione Deluxe. È probabile che questo box completo della discografia LP a questo punto non lo vedremo mai anche se è possibile che Gilmour e Waters trovino invece un accordo per un altro mega boxset sulla falsa riga di “The Later Years 1987 – 2019” ma dedicato al periodo più importante e amato della loro produzione, dal 1973 al 1986. Staremo a vedere.

UN RISULTATO CONVINCENTE PER I ROLLING STONES

Tutta la produzione Rolling Stone 1971-2016 in un box molto atteso, con LP rimasterizzati da Miles Showell agli Abbey Road con tecnica Half-speed Mastering.

A proposito di grandi riedizioni non si può non parlare del box che raccoglie tutta la produzione in studio dei Rolling Stones, “The Studio Albums 1971 – 2016” pubblicato nel 2018, un box molto atte-so in quanto in precedenza erano stati pubblicati due box in vinile che però contenevano gli LP stampati in modo approssimativo, ad esempio senza la famosa cerniera lampo di “Sticky Fingers”, le sagome traforate di “Some Girls” e in generale con le grafiche con colori poco rispondenti a quelli originali. Aspetto che però è stato migliorato notevolmente nel-la nuova versione, un unico mega boxset con le grafiche identiche alle originali versioni UK e che, soprattutto, presenta gli LP rimasterizzati per l’occasione agli Ab-bey Road da Miles Showell con tecnica Half-speed mastering. Il risultato di questo lavoro ci ha regalato sonorità finalmente più pulite e naturali delle registrazioni de-gli Stones, anche se nessuno ha gridato al miracolo. Ovviamente non si possono far miracoli se la registrazione originale è in partenza di discutibile qualità, tuttavia rispetto a quanto pubblicato in precedenza siamo di fronte agli LP migliori mai pubblicati dagli Stones. Il box è molto bello, curatissimo in ogni dettaglio ma ha una grave mancanza, un libro di accompagnamento (sul genere di quello contenuto nel box dei Beatles). C’è poi un ultima considerazione da fare: ma se uscirà un nuovo album in studio? Il box non sarà ovviamente più un box comple-to, problema che può essere identico per molte altre band ancora in attività. Anche i Police si sono avvalsi dello stesso ingegnere del suono per il loro box com-prendente la discografia completa su LP, anche in questo caso con tecnica Half-speed mastering. Curiosamente questo metodo ci arriva dal passato ed era già utilizzato abitualmente anche per produzioni sia di musica classica che di rock. I benefici sono evidenti, una maggior pulizia e accuratezza in generale durante il trasferimento del master a metà velocità, benefici che poi ritroviamo all’ascolto di questi LP. Gli Abbey Road si sono rilanciati con uno studio re-mastering che esegue solo questo tecnica rielaborando album di artisti come Eurythmics, Mike Oldfield, Abba, Marvin Gaye, Queen, Amy Winehouse, The Who, Simple Minds, Supertramp, e tanti altri.

IL MEGLIO DEL “PROGRESSIVE” E TANTI ITALIANI

Tra le riedizioni di capolavori degli anni ‘70 non mancano i King Crimson con “In The Court Of The Crimson King” e un cofanetto degli Eagles.

Tornando ad altre importanti pubblicazioni su vinile non si possono non citare gli eroi del prog King Crimson, Jethro Tull e Yes, con album epocali che sono stati curati da Steven Wilson, ormai genio indiscusso del remix digitale. Grazie al suo incredibile lavoro di restauro alcuni album fondamentali nella storia del rock com “In The Court Of The Crimson King”, Aqualung”, “Close To The Edge” – tanto per citare i più famosi – sono tornati a risplendere sia con la magia del surround 5.1 (in Blu-ray audio oppure DVD-Audio) ma anche e soprattutto su vinile. I King Crimson sono forse la band più attiva sul piano delle release che ha visto una serie ricchissima di pubblicazioni anche su LP, in particolare i due splendidi boxset “1969 – 1972” e “1982 – 1974”, ciascuno con 5 LP magnificamente ristampati su vinile 200 Gr. e basati sui remix di Steven Wilson. Interessante come il master origina-le dell’epoca sia stato rimasterizzato a do-vere per accontentare coloro che hanno dubbi sul remix, e così anche il nuovo mix dal nastro multitraccia ha trovato le riedizioni su LP audiofile. L’ascolto di questi album riserva incredibili sorprese perchè consente di (ri)scoprire suoni mai ascoltati prima con questa definizione. È evidente qui come in altri casi che rielaborare i nastri originali multi-traccia consente di ottenere risultati sonori notevolmente superiori al semplice remaster, sono due processi completamente di-versi che non sempre però sono possibili in quanto le bobine dell’epoca spesso non sono disponibili perchè perdute oppure danneggiate dalla cattiva conservazione. Sotto questo aspetto Sony Music in Italia è riuscita nell’impresa di trovare i nastri originali incisi alla RCA da artisti simbolo come Lucio Battisti, Fabrizio De Andrè e Lucio Dal-la e conservati nella sede tedesca della BMG. Grazie al lavoro sui preziosi nastri, per la prima volta è stato possibile rimasterizzare i capolavori di questi artisti con risultati sonori davvero sorprendenti, soprattutto per Battisti.

Tra gli autori italiani, Fabrizio De Andrè, Lucio Battisti, Lucio Dalla, tutti riediti su vinile.

Anche David Bowie tra l’offerta su vinile con 4 boxset di grande valore.

Altri magnifici esempi di boxset su vinile sono il monumentale “Legacy” degli Eagles (15 LP più libro), i due di Bruce Springsteen “The Album Collection Vol. 1: 1973-1984 [8 LP]” e “The Album Collection Vol 2: 1987-1996 [10 LP]”, e i favolosi 4 boxset di David Bowie:; Five Years (1969 – 1973) [13 LP]; “Who Can I Be Now? 1974 – 1976 [13 LP]. Chiudiamo questa prima parte della rassegna parlando di una tendenza – che in questo caso possiamo tranquillamente definire “moda” – riguardante gli LP colorati. Si tratta di un mercato crescente che riguarda davvero tantissimi artisti, album nuovi ma anche i migliori titoli di catalogo riproposti nelle più svariate colorazioni di vinile.

Fleetwood Mac, con ristampe colorate.

I collezionisti non si lasciano scappare queste “special edition”, spesso proposte a tiratura limita, perchè oltre ad essere più belle da vedere acquisiscono valore nel tempo. Bisogna però sfatare la leggenda secondo cui gli LP colorati suonano peggio di quelli tradizionali: infatti non conta tanto il colore ma la qualità della pasta vinilica. Esempi di LP colorati che suonano benissimo ce ne sono tanti, ad esempio quelli contenuti nel mega box dei Queen, le ristampe dei Fleetwood Mac, le special limited edition 2018 degli U2. Ma gli esempi potrebbero essere tantissimi…